Pensione integrativa: l’Italia non è un Paese per vecchi

Pensione integrativa: l’Italia non è un Paese per vecchi

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La pensione integrativa non come extra ma come aiuto fondamentale per garantirsi una vecchiaia dignitosa. Se l’Italia non è un Paese per giovani, come confermano i dati sul precariato, di certo non è neanche la patria ideale per chi ha raggiunto l’ambito traguardo della pensione. Il Global Retirement Index 2015 (Report che tutti gli anni misura la qualità della vita dei pensionati a livello internazionale) ha messo a confronto la condizione dei pensionati in 150 Paesi per valutare la possibilità di soddisfare le proprie aspettative dopo l’uscita dal mondo del lavoro.

La ricerca si basa su 20 parametri fondamentali di riferimento per il benessere dei pensionati, oltre al reddito viene valutato infatti anche il sistema sanitario, il benessere materiale, l’accesso al credito, i servizi di welfare etc. L’Italia entra in coda nelle prime trenta posizioni, precisamente al 29° posto. Eppure tra i parametri meno convincenti c’è proprio la stabilità finanziaria dopo il pensionamento, il che ci riporta alla considerazione di partenza: i pensionati italiani non possono fare a meno di strumenti di integrazione al reddito.

Pensione complementare: quando serve integrare l’assegno

Non stupisce che il 78% dei clienti che si rivolgono ai consulenti finanziariì chieda proprio informazioni sulla pensione complementare.

La possibilità di richiedere il Tfr anticipato in busta paga non ha fatto che peggiorare la situazione perché, a conti fatti, si tratta di una voce ulteriore alla quale si rinuncia al momento dell’uscita dal mondo del lavoro. Servirebbe una maggiore sensibilizzazione sul tema per fare in modo che tutti siano consapevoli dell’esigenza della pensione integrativa. Un primo passo è stato fatto con la spedizione delle buste arancioni Inps per il calcolo della pensione futura, ma l’operazione per il momento è stata effettuata in modo sperimentale e parziale.

Sarebbe necessario diffondere in maniera più efficace tra i contribuenti il dato di fatto che al momento del pensionamento l’ultima retribuzione percepita verrà dimezzata e spingere quindi gli italiani a chiedersi “se oggi percepisco1.500€, domani potrò vivere con 750€?”.

Anche in questo caso, tutelarsi è possibile ma bisogna farsi carico da subito di strumenti che possano integrare la piccola pensione pubblica. È semplice rifugiarsi nell’idea che “è presto per pensare alla pensione” o  che “tanto la pensione non l’avremo mai”, ma il rischio è proprio che a non pensarci subito si farà troppo tardi e proprio per questo bisogna trovare un’alternativa il prima possibile.

Il fondo pensione è lo strumento più affidabile e solido che mette al sicuro i risparmi, il tenore di vita e il futuro, di giovani e meno giovani.

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