Banche e prodotti finanziari: possiamo fidarci?

Banche e prodotti finanziari: possiamo fidarci?

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Su che base la banca sceglie i prodotti finanziari più idonei da proporre ai clienti? Ex dipendenti hanno raccontato alle telecamere di Report i criteri che stanno dietro alle “consulenze finanziarie”. Non sempre le dinamiche sono limpide e trasparenti come dovrebbero, soprattutto quando si tratta di spingere investimenti che alla banca fruttano di più in termini di commissioni.

La trasmissione ha raccolto la testimonianza di Clara Pevarelli ottantenne che, rimasta vedova, si è rivolta a Unicredit per la gestione dei suoi risparmi. Le sue ambizioni non erano certo di guadagno ma, evidentemente, quelle della banca sì: alla signora sono stati aggiornati i contratti di investimento con una tale frequenza che, a conti fatti, è costata 60.000 euro di commissioni in 5 anni, il pacchetto delle ricevute conservate è alto, ben 5 cm.

Il gioco è facile: al cliente viene chiesto di vendere un fondo per il quale sostiene un costo di rimborso, per poi sottoscrivere con la liquidità ottenuta dalla vendita un nuovo fondo pagando i costi di sottoscrizione iniziali.

Considerando che il fondo di investimento è concepito come strumento da mantenere all’interno del proprio portafoglio con un orizzonte temporale di medio e lungo periodo, far vendere il fondo dopo un mese risponde a una meccanica che di fatto alimenta e genera utili per la banca.

Tornando alla situazione analizzata da Report, la signora Pevarelli nonostante la scolarizzazione base, è stata classificata come “investitore esperto”. Perché? Da quanto racconta Report, Unicredit sembra aver “perso” la copia del questionario di profilazione della signora in un trasloco, strano caso se si pensa che proprio in questo documento viene evidenziata la propensione al rischio di ciascun cliente. E, come racconta un ex funzionario, questo non è un caso di poca trasparenza isolato: si ha infatti notizia di comunicazioni della direzione della banca ai propri dipendenti con lo scopo di far firmare ai clienti variazioni dei questionari (fatti firmare in maniera poco chiara e senza rilasciarne la copia) per renderne i profili più rischiosi e avere mano libera nell’offrire prodotti più convenienti per la banca.

Report ha portato alla luce un caso specifico che però non è certo unico. Basta fare un giro tra le banche per scoprire che i prodotti più remunerativi per la banca sono anche quelli più consigliati. Sarà un caso?

Fonte e video disponibili qui: inchiesta Report sugli investimenti consigliati dalle banche

 

 

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