Prodotti finanziari: se lo sportello di banca e posta diventa un supermercato

Prodotti finanziari: se lo sportello di banca e posta diventa un supermercato

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Spesso andando allo sportello della banca o della posta per fare un bonifico o altre operazioni ci si sente proporre offerte commerciali e di investimento di tutti i tipi: dai conti deposito alle polizze vita passando per le tariffe telefoniche. Vi siete mai chiesti che cosa ci guadagna l’operatore? È compito degli sportellisti di banca e poste “piazzare” tra i clienti prodotti finanziari?

È prassi ormai piuttosto diffusa quella per cui i manager degli istituti di credito propongono ai dipendenti benefit per il piazzamento di prodotti finanziari e/o commerciali. Molti dipendenti si sono rivolti ai sindacati di fronte allo stress di questi obiettivi di vendita da raggiungere, forti anche delle norme di deontologia e delle direttive comunitarie in fatto di conflitti di interesse e trasparenza (in particolare la Direttiva Mifid recepita in Italia nel 2007).

Prodotti finanziari venduti allo sportello: di chi è la responsabilità?

Emblematica in tal senso è la situazione di alcune banche non quotate, in cui più volte l’argomento è stato trattato nei comunicati stampa dei sindacati. In particolare ci riferiamo alla Banca Popolare di Vicenza e a VenetoBanca: lo scorso 25 aprile, in seguito al taglio del 23% del valore delle azioni delle due banche locali di cui sopra, i sindacati hanno raccolto le preoccupazioni dei dipendenti per il rischio di vertenze nei loro confronti o di azioni legali.

A questo proposito la Fisac/Cgil del gruppo BpVi ha ribadito che la responsabilità per le politiche commerciali dell’azienda sono a carico della banca stessa e che azionisti e clienti non possono rifarsi sul singolo dipendente bancario.

Pratiche commerciali scorrette: la banca rischia multe salate

Da qualche anno ormai che la questione è sotto la luce dei riflettori. In Italia lo scandalo più grosso ha riguardato i dipendenti della Popolare di Milano, “istruiti” dall’alto a piazzare bond a clienti che in realtà non ne avevano i requisiti di idoneità, modificando il profilo di rischio degli stessi. Per queste violazioni, protrattesi dal 2009 al 2013, la multa totale comminata dalla Consob è stata di 377 mila euro. Ma casi emblematici come questo, evidentemente, non sono da soli bastati a scoraggiare le banche dal mettere in atto queste pratiche scorrette e rischiose in nome del profitto e del budget.

La soluzione è quella di affidarsi ad una figura indipendente che lavora per il proprio cliente e per nessun gruppo bancario e assicurativo specifico, in modo da poter raccomandare le soluzioni migliori in assenza di conflitto di interesse.

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