TFR in azienda: un “suicidio fiscale”

TFR in azienda: un “suicidio fiscale”

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Il Trattamento di Fine Rapporto, meglio conosciuto come TFR o liquidazione, è una somma accantonata dal datore di lavoro che viene corrisposta al lavoratore dipendente nel momento di cessazione del rapporto. Introdotto nel 1982, il TFR è stato spesso visto dagli italiani come salvadanaio aziendale dal quale attingere per l’acquisto di un’abitazione o altre grandi occasioni come ad esempio il matrimonio dei figli. Una gestione che appartiene agli anni Ottanta e, proprio per questo, non più adatta alla realtà che viviamo nel 2017. È quindi importante capire come e in quali modalità può essere gestito al meglio il Trattamento di Fine Rapporto.

Al momento dell’assunzione al lavoratore viene presentato il foglio “TFR1” o “TFR2”, a seconda dell’anno d’entrata nel mondo del lavoro, attraverso il quale è possibile scegliere la destinazione del proprio Trattamento di Fine Rapporto. Le opzioni a disposizione sono due: mantenerlo in azienda (o in gestione separata INPS se sono presenti più di 50 dipendenti) o inserirlo in un fondo pensione.

TFR in azienda

Moltissimi italiani scelgono di mantenere il proprio TFR in azienda, probabilmente anche a causa della poca conoscenza in merito alle alternative previste per legge. Immaginiamo per un attimo che l’azienda per la quale lavoriamo, dopo un periodo di crisi, sia costretta prima a licenziarci e poi a chiudere. In questo caso oltre ad aver perso lavoro e stipendio,  avremmo perso anche il nostro Trattamento di Fine Rapporto o, nel migliore dei casi, potrebbe esserci restituito con tempistiche di recupero sicuramente non veloci. Da questo esempio risulta chiaro il rischio collegato alla scelta di mantenere il TFR in azienda e che bisognerebbe evitare di concentrare le proprie fonti di entrata e previdenziali in un unico canale. Al fine di tutelare la nostra stabilità finanziaria è necessario trovare soluzioni differenti.

TFR gestito in un fondo pensione

Lo strumento del fondo pensione offre la possibilità di costruire un salvadanaio previdenziale, cioè una propria pensione privata da affiancare a quella pubblica (ormai ridotta all’osso) con lo scopo di mantenere inalterato il proprio tenore di vita. Far confluire il TFR in un fondo pensione significa inoltre svincolarsi dalle sorti aziendali e metterne in sicurezza la gestione. Nel dettaglio è possibile poi scegliere la linea di gestione più appropriata a seconda del proprio profilo.

L’enorme vantaggio fiscale del fondo pensione

Alla cessazione del rapporto lavorativo per pensionamento o per licenziamento, il TFR mantenuto in azienda, prima di essere erogato, subisce una tassazione. Di quanto? L’aliquota applicata è la media IRPEF con riferimento agli ultimi cinque anni di lavoro, che va da un minimo di 23% a un massimo di 43%. Facciamo un esempio pratico: ipotizziamo che nella mia vita lavorativa abbia accantonato 100.000€ di Trattamento di Fine Rapporto e che la mia aliquota media, sia del 30%. In questo caso, il TFR che mi verrà restituito al netto dalle tasse sarà di 70.000€.

E se avessi fatto un fondo pensione? In questo caso l’aliquota applicata al capitale finale oscilla tra il 15% e il 9% a seconda del numero di anni di iscrizione al fondo (in particolare, dopo il quindicesimo anno la tassazione del 15% si riduce dello 0,30% ogni anno successivo fino ad arrivare al 9%). Supponendo di dover sottostare all’aliquota massima del 15%, alle stesse condizioni dell’esempio di prima, mi verrebbero erogati 85.000€, quindi 15.000€ in più.

Il vantaggio di destinare il proprio TFR fuori dell’azienda o dalla gestione separata INPS è evidente. Ciò che resta da fare è scegliere il fondo pensione più adatto alle proprie esigenze.

19 Commenti

  1. Quello che non capisco è perche una cifra che viene tassata già mese per mese viene ulteriormente tassata a fine rapporto. Secondo me una presa per i fondelli da parte dello stato

    • Buongiorno Luigi,
      le confermiamo che il TFR viene tassato esclusivamente al momento in cui viene ritirato con tassazione separata e aliquota media irpef.
      Restiamo a disposizione per ulteriori informazioni.

      Maurizio Carelli

  2. Hai ragione meglio un fondo tassato al 15%..però, con questo branco di politici che cambiano di continuo le carte in tavola, non si è sicuri di niente.

    • Buongiorno Giulio,
      capisco le tue perplessità ma credo che i prossimi governi possano avere sempre più un occhio di riguardo al tema della pensione “privata” in quanto l’obiettivo principale sarà quello di sostituire nel tempo una pensione pubblica in affanno che appesantisce di molto il bilancio statale.
      A disposizione.

      Financial Tips

  3. è possibile richiedere un anticipo di TFR se questo è versato in un fondo? Se sì in quali casi?
    In merito al rischio, diciamo che oggi anche le Banche e i fondi non sono tanto “affidabili”. Un po’ di paura c’è. Bisogna quanto meno monitorare l’andamento dei fondi. è possibile cambiare il fondo negli anni (ovvero travasare quanto versato da un fondo ad un altro)?

    La mia personale sensazione è che la gestione del TFR sia troppo rigida (sia se questo è versato in azienda sia se versato in un fondo).

    Daniela

    • Buongiorno Daniela,
      è possibile richiedere le anticipazioni del proprio Tfr inserito nel fondo pensione e i casi possibili sono tre:

      – senza vincoli temporali il 75% del valore versato per motivi di salute;
      – dopo 8 anni il 75% del valore versato per l’acquisto/ristrutturazione della prima casa, propria o dei figli;
      – dopo 8 anni il 30% del valore versato per qualsiasi altro motivo.

      E’ possibile invece cambiare il fondo pensione quando è decorso il periodo minimo di permanenza di 2 anni.

      Concordo che sia importante monitorare i fondi in cui il proprio tfr e i versamenti volontari sono investiti e che è necessario scegliere il fondo pensione più adatto, stando attendo ai costi sostenuti più o meno occulti.
      Rimango a disposizione per qualsiasi altra informazione e per poterle dare una mano nella scelta.

      Maurizio Carelli

  4. Dr Carelli, come si può richiedere che il proprio tfr laziali al datore di lavoro possa essere trasferito in un fondo o salvadanaio. È possibile? Grazie

    • La risposta è affermativa, ovvero è possibile trasferire il proprio tfr all’interno di un fondo pensionistico con una distinzione:
      – il tfr maturato, quindi quello già accantonato dal datore di lavoro, può uscire dalla sua azienda ed essere trasferito, solo se il datore di lavoro acconsente;
      – mentre il tfr maturando, quindi quello che maturerà in futuro, può essere destinato ad un fondo pensione.
      A questo punto vale la pena fare attenzione al fondo pensione più adatto, stando attenti ai costi e a come viene gestito. Molti fondi pensione in circolazione, soprattutto delle assicurazioni più importanti, sono molto costosi e apportano più danni che altro.
      Resto a disposizione per qualsiasi altra informazione e per poterle dare una mano nella scelta.

      Maurizio Carelli

  5. Mi sembra un’analisi un po’ semplicistica. A grandi linee potrebbe essere cosi ma occorre considerare molteplici variabili, tra cui rischio – rendimento e fiscalità. Non è detto che investire in un fondo di previdenza complementare il proprio Tfr sia privo di rischi. Detto ciò, lasciare il Tfr in azienda garantisce comunque una rivalutazione dello stesso, seppur tassata nella misura del 17% e la possibilità di ottenerlo integralmente alla cessazione del rapporto di lavoro dipendente (sia per dimissioni che per altro motivo). Onestamente non so con riguardo a quest’ultimo aspetto se il Fondo di previdenza complementare garantisce la stessa flessibilità in termini di liquidabilità della somma accantonata. Altro aspetto interessante, a cui magari lascio la parola al più esperto scrittore dell’articolo è la previsione per cui se si versa un’ulteriore somma da parte del dipendente oltre al tfr al Fondo anche l’azienda deve effettuare un’integrazione (e quello potrebbe essere un fattore determinante nella scelta). Inoltre, sarebbe interessante comprendere se l’unico aspetto fiscale si concretizza nella tassazione del 15% di quanto accantonato nel caso di scelta per il Fondo di previdenza.
    Grazie mille per il confronto, saluti.

    • Buongiorno Luca,
      ovviamente nell’articolo ho dovuto inserire le caratteristiche principali sull’argomento perché altrimenti avrei dovuto scrivere un libro intero sull’argomento. Investire all’interno di un fondo pensione non è privo di rischi ma se si sceglie la linea di gestione corretta con il supporto e la supervisione di un esperto questo potrà aiutare enormemente per assottigliare il grado di rischio. Infatti ognuno dovrà valutare attentamente rispetto a diverse variabili (ad es. età anagrafica, anni mancanti alla pensione ecc…) la linea di gestione che più caratterizza la propria persona. Rispondendo alla domanda sul versamento del datore di lavoro è possibile qualora l’azienda istituisca un accordo collettivo con il fondo pensione stesso.
      A disposizione.

      Maurizio Carelli

  6. Sicuramente il fondo è fiscalmente più economico, però bisogna ricordare i dati bene, infatti con il tfr in azienda (nell’esempio riportato) il lavoratore percepisce 70 mila euro, con il fondo solo 50 mila subito ed il resto in rendita o ai posteri. Pochi, maledetti ma SUBITO. Non è un caso che più del 90% dei lavoratori non lo ha sottoscritto il fondo pensione. A ben guardare ci giadagnano i fondi di gestione e le società che potrebbero percepire anche delle fee occulte dal fondo, non il lavoratore.

    • Buongiorno Sab,
      la normativa prevede che, una volta acquisti i requisiti per il pensionamento, è possibile richiedere le somme versate nel fondo pensione. La legge prevede però, che che sotto un certo importo che si aggira intorno ai 70.000,€ è possibile richiedere la totalità delle somme, quindi il 100% dell’importo inserito invece che il 50% subito e il 50% in rendita come da normativa per gli importi superiori a tale cifra. Concordo con lei che alcuni fondi pensione sono molto costosi e pieni di costi occulti ed è proprio per questo che è necessario valutare con attenzione per scegliere un fondo pensione efficiente e poco costoso. Per quanto riguarda la poca adesione dei lavoratori ritengo che il motivo principale sia l’ignoranza dello strumento. Intendo dire che il fondo pensione non è ancora conosciuto o non è stato ancora ben spiegato ai lavoratori. Giornalmente incontro persone che hanno apposto la firma di destinazione del tfr in azienda inconsciamente. Informarsi è faticoso e costoso ma in certi casi è ben ripagato.
      A disposizione.

      Maurizio Carelli

  7. Ma i fondi hanno perso moltissimo del capitale versato…..quindi chi vuole sicurezza e una piccola ricapitalizzazione….
    Megli lasciarli in azienda

    • Buongiorno Pierangelo,
      a quali fondi si riferisce? Per lei cosa significa perdere moltissimo? Cosa intende per sicurezza?
      Per ora non voglio considerare i rendimenti delle gestioni, che negli ultimi anni sono andati molto bene (bisognerebbe cercare con il lanternino un fondo che ha perso moltissimo) ma ipotizziamo pure che un fondo abbia fatto in un anno il -2%, crede che questa piccola minusvalenza possa essere paragonata al fallimento dell’azienda stessa? Il fallimento dell’azienda significa il -100% del suo Tfr. Facendo un paragone è come dire: “è meglio investire in un unica obbligazione o in un fondo obbligazionario?”. Se investo in un obbligazione e quella società a cui ho prestato i soldi fallisce il mio risultato sarà il -100%, cosa che difficilmente succederà all’interno di un fondo che raggruppa centinaia o migliaia di obbligazioni.

      A disposizione.

      Maurizio Carelli

  8. Interessante la questione fiscale, ma se é vero che l’azienda può fallire é altrettanto vero che il.fondo pensionistico può fallire! Oltre al fatto che purtroppo i consulenti omettone informazioni per indirizzare le scelte! Ho avuto esperienze negative con assicurazioni grandi e blasonate e lotto con unghie e con denti con la mia banca per tutti quei costi nascosti che ti applicano mese per mese…..un pò come le compagnie telefoniche e i servizi in abbonamento in genere…..credo che la volontá di lasciar il TFR in azienda sia data anche dalla sfiducia verso terzi….almeno l’azienda in cui li lascio mi da ogni giorno il pane…..

    • Buongiorno Gianmaria,
      concordo pienamente con lei che banche e assicurazioni, lavorando in vendita e in conflitto di interessi con il cliente, non siano del tutto trasparenti su oneri e lati negativi dei prodotti ma proprio questa sua consapevolezza le permette di scegliere di NON lavorare con loro e poter scegliere una figura indipendente che possa lavorare esclusivamente nel suo interesse. E’ vero anche che l’azienda per cui lavora le da il pane di ogni giorno ma in caso di fallimento della stessa, oltre che perdere il lavoro perderebbe l’accantonamento della sua liquidazione, quindi si tratta di pura diversificazione dell’impiego di risorse. Per quanto riguarda il fondo pensione, è uno strumento che investe in centinaia o migliaia di società selezionate da professionisti, quindi, o tutte le società in cui investe falliscono o altrimenti un suo fallimento risulta difficilmente possibile.

      A disposizione.

      Maurizio Carelli

    • Buonasera Ferdinando. Bene! Sono contento che abbia trovato un buon contratto con protezione del capitale. Posso solo consigliarle di fare sempre attenzione ai costi. Magari dietro l’angolo può trovare un contratto con le stesse caratteristiche ma più economico.
      A disposizione.

      Maurizio Carelli

  9. Buonasera ,
    Io sono 10 anni che lavoro e ho lasciato il tfr in azienda o meglio nel mio caso è stato destinato alla gestione separata … nel caso in cui da quest anno opto per un fondo pensione e L anno prossimo mi dimetto dall azienda ( quindi un solo anno di fondo pensione +10 anni di tfr in azienda ) quale tassazione andrà applicata ?

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